Il secondo giorno abbiamo deciso di dedicarlo alle bellezze della città vecchia, Patrimonio UNESCO, mentre per il terzo ci siamo riservati i quartieri più brootti, pezzo forte della nostra visita.
Prima di scendere in centro però, facciamo una tappa a visitare il Dağüstü park (punto di arrivo della funicolare di cui parlato nel nostro primo giorno), proprio a fianco delle Flame Towers, il cui fulcro è rappresentato dal Sahidlər Xiyabani, cupa fila di tombe dedicate ai martiri azeri di diversi conflitti (ultimo ma non meno importante quello contro l’Armenia nel Nagorno Karabakh); qui si trova la Fiamma Perpetua, che arde su uno splendido punto panoramico che abbraccia l’intera baia di Baku e autodefinisce l’Azerbaijan stesso come la “Terra del Vento e del Fuoco”.

Dal parco si scende agilmente sul lungomare grazie alla funicolare e qui inizia la grandiosità: con i soldi del petrolio infatti, la nomenklatura azera ha deciso di costruire imponenti edifici simbolo dello sviluppo e della ricchezza del Paese in modo naif, quasi didascalico.
Ecco allora stagliarsi dinnanzi ai nostri occhi lo sconcertante Museo del Tappeto – a forma di tappeto – cui seguono una Little Venice in salsa caucasica e un grattacielo, che chiamandosi Crescent Moon Building, ha la forma di una mezzaluna di acciaio e cristallo.
Capiamo bene allora che qui c’è tanto bene da fare per il nostro format e ci lanciamo nell’esplorazione del Bulvar che costeggia le acque del Caspio, dove le fontane, le giostre e gli edifici avanguardisti rendono il parco affacciato sulla baia una meta molto frequentata e affollata dalla gente del posto.
Oltre ai sopra-citati Museo del Tappeto e al Crescent Moon Building (alla cui estremità opposta della baia – spoiler – viene contrapposto il “Death Star Hotel”  – un edificio sferico la cui funzione non è ancora chiara alla stessa amministrazione della capitale) sono degni di nota anche il Dom Soviet, enorme edificio di epoca sovietica la cui facciata è costituita da un imponente serie di archi in pietra su vari livelli, la Crystal Hall, struttura per eventi sportivi e concerti sfaccettata come un diamante, e il mitologico secondo pennone di bandiera più alto del mondo.
Il primo si trova al momento a Dushanbe, in Tagikistan.

Dall’estremità del Bulevar (più o meno corrispondente al piazzale del Crescent Moon Building) iniziamo a rientrare verso la città vecchia attraverso la pomposissima Piazza delle Fontane, veramente orribile e simile in tutto e per tutto alle vie dello struscio di Lido degli Scacchi, nella nostra fantastica Romagna.
Questa zona a noi proprio non è piaciuta, davvero kitsch.
Per dimenticare andiamo a pranzo in un posto vero e autentico, situato subito all’interno della cinta muraria, proprio a fianco del famosissimo Qaynana, il Sehrli Təndir: qui ci innamoriamo all’istante del pane azero, vero e proprio caposaldo della cucina locale, da accompagnare a intingoli, salse e riso pilaf sorseggiando succo di melograno fresco. Ottimeria totale.

Con la pancia piena ripartiamo alla scoperta della città vecchia Patrimonio UNESCO dal 2003 che, come dicevamo in precedenza, è una vera e propria gemma, una sorta di incrocio in miniatura tra Istanbul e Gerusalemme, completamente ristrutturata e quasi liberata dalle auto.
Le mura risalgono al XII secolo, come anche la Maiden Tower o Torre della Vergine, con la sua caratteristica forma affusolata, alta 29m e icona storica di Baku prima dell’arrivo dei petroldollari.
Utilizzando la torre come punto di riferimento iniziamo un bellissimo giro in senso orario, che ci porta al pezzo forte del centro storico: il palazzo degli Shirvanshah, la reggia della più longeva dinastia araba, costruito nel XV secolo, un gioiello di architettura persiana tanto affascinante fuori quanto vuoto e freddo all’interno.
Proseguiamo il giro su Kichik Quala, costeggiando botteghe, case in stile liberty sovietico con maestosi balconi di legno, palazzi e vicoli su cui pendono piante rampicanti fino alla piazza del Giardino Vahid, dominata dal busto del poeta Vahid, davvero carina e caratteristica, l’ideale per un caffè di metà pomeriggio.
Da qui poi è un attimo entrare nel Museo dei Libri in Miniatura, clamorosamente unico nel suo genere (e velocissimo da visitare, oltre che gratuito).

E’ giunta ormai ora di cena ed eccoci a uno di pezzi forti del nostro viaggio: il magico Mari Vanna,  spettacolare ristorante russo, di una bellezza commovente, con un menu sterminato di piatti e interni di fotografare e postare su ogni genere di social media.
Probabilmente questo ristorante è il ricordo più bello che conserveremo della città: un ristorante con  un’atmosfera speciale e calda, un grande appartamento dove si è sempre i benvenuti.
Il menu solo a leggerlo fa venire l’acquolina alla bocca: insalata russa, filetto alla Stroganoff, sottaceti di ogni genere, caviale, ravioli ripieni di ogni ben di dio.