L’ultimo giorno, avendo poche ore prima del rientro a casa, abbiamo deciso di dedicarlo a Graceland.
Anche perché oggi Graceland non è più solo la villa comprata da Elvis nel 1957, ma un intero polo costruito attorno alla sua figura.
La casa originale resta il cuore emotivo della visita, con tutto il suo immaginario perfettamente americano, sospeso tra cattivo gusto, intimità domestica e mitologia pop. Ma attorno c’è molto altro: mostre, archivi, memorabilia, spazi espositivi, aerei, negozi, ristorazione e un impianto turistico pensato per trasformare Elvis in universo permanente.

È una visita che può facilmente diventare eccessiva, ma sarebbe un errore liquidarla come semplice attrazione per fan.
Graceland racconta benissimo una cosa: a Memphis la musica non è solo patrimonio culturale, è infrastruttura urbana, economia, identità e merchandising portato alla sua forma più definitiva.

Tips a margine – cose curiose da fare, mangiare o comprare
– Entrate da A. Schwab su Beale Street: è aperto dal 1876 ed è l’ultimo business originale rimasto sulla strada. Dentro trovate il tipo di souvenir che sta a metà tra general store, museo locale e negozio di cose improbabili.
– Se avete un altro brunch o una colazione libera, segnate Arcade Restaurant: è il ristorante più antico di Memphis, aperto nel 1919, con un’estetica diner che regge benissimo la visita.
– Per chi vuole completare il trittico musicale, lo Stax Museum of American Soul Music merita eccome: è l’unico museo al mondo dedicato specificamente all’eredità di Stax Records e della soul music americana.
– Da comprare: un buon barbecue rub locale o una salsa Memphis-style ha molto più senso del solito souvenir. Anche molti ristoranti e shop cittadini vendono le loro miscele.