Ci imbarchiamo per la nostra prima volta nel Caucaso che in Italia è metà mattino.
Le aspettative sono altissime: se escludiamo la mitologica Macedonia del Nord e alcune zone del Centro Asia, quale altro posto può esserci di più brootto di Baku, sul nostro bellissimo pianeta?!?
Atterriamo che nell’ex Repubblica Sovietica sono da poco passate le 18, a causa delle 3h di differenza nel fuso orario.
I nostri occhi si riempiono sin da subito di meraviglia: al calare delle tenebre infatti ci troviamo dinnanzi il maestoso nuovo Terminal dell’aeroporto Heydar Aliyev (cui qui tutto è intitolato), una via di mezzo tra il Campidoglio di Washington e un immenso lampadario di cristalli di Boemia.
Capiamo subito di essere nel posto che cercavamo.

Prendiamo un taxi per il nostro hotel: vista l’ora di punta ci ritroviamo presto a essere imbottigliati nel traffico e procediamo a passo d’uomo attraversando la capitale, che si rivela sin dal primo sguardo una città intrigante: accanto a impressionanti complessi di grattacieli e modernità sorgono quartieri eleganti con palazzi signorili e illuminati in maniera suggestiva.
Un perfetto mix tra Dubai e Istanbul, con blocchi di condominii sovietici sparsi qua e là sullo sfondo.
Ecco, l’impressione che ci fa Baku sin dal primo momento e che si conferma per tutto il nostro soggiorno è proprio questa: Baku è una Dubai che sta provando a farcela.
Usciamo dal traffico dei bulvar e arriviamo alla collina che domina la città dove si trova il nostro hotel, il Fairmont Baku, bellissimo nei suo soffitti altissimi, situato all’interno di una delle tre Flame Towers che dominano la città.
Sistemiamo i bagagli nella nostra stanza al 12imo piano con vista sull’intera Baia di Baku e voliamo subito in centro per cenare (qui i ristoranti a dispetto da quanto scritto sulle guide non chiudono tardissimo).

La nostra tappa è il consigliatissimo Cay Bagi, location iper suggestiva con tavoli all’aperto sopra il tetto di un antico hammam, nel punto più pittoresco della città vecchia.
Purtroppo però scopriamo che non si può cenare né si servono alcolici (è una sorta di sala da tè all’aperto) e quindi ci accontentiamo di una fetta di torta extra large e di un rigenerante tè ai fiori delle montagne azere.
Passeggiamo un po’ per la città vecchia per farci una prima mappa mentale dei luoghi che vedremo il giorno seguente e concludiamo la serata al Chinar, proprio sotto la stazione della funicolare, un lounge-ristorante molto ricercato dove beviamo ottimi cocktail brindando al nostro arrivo nel Caucaso.